Nel cuore del Parco delle Fiorine, a pochi passi dal centro di Teolo, prende vita Teolo Arte Natura, un percorso di arte ambientale che invita a vivere i Colli Euganei attraverso uno sguardo nuovo, fatto di osservazione, ascolto e scoperta.
L'itinerario si sviluppa tra boschi, radure e sentieri che caratterizzano uno degli angoli più suggestivi del territorio euganeo. Qui il paesaggio diventa protagonista di un dialogo continuo tra natura e creatività contemporanea: le opere non si impongono sull'ambiente, ma si inseriscono con discrezione tra gli alberi, le pietre, i prati e gli elementi che da sempre definiscono questo luogo.
Passeggiando lungo il percorso si attraversano ambienti diversi, ciascuno con le proprie atmosfere e peculiarità. I boschi offrono ombra e silenzio, le radure aprono lo sguardo sui profili dei Colli Euganei, mentre la presenza costante della natura accompagna il visitatore in un'esperienza lenta e immersiva. Lungo il cammino, arte e paesaggio si intrecciano dando vita a occasioni di riflessione sul rapporto tra uomo e ambiente, sulla memoria dei luoghi e sul valore della cura del territorio.
Le installazioni sono il risultato del lavoro di artisti provenienti da esperienze e linguaggi differenti, chiamati a confrontarsi con le caratteristiche del Parco delle Fiorine e con la storia naturale e culturale dei Colli Euganei. Le opere diventano così tappe di un percorso che stimola l'osservazione e invita a soffermarsi sui dettagli spesso trascurati del paesaggio: la luce che filtra tra gli alberi, il suono del vento, la presenza dell'acqua, le tracce lasciate dagli animali e il lento trasformarsi della vegetazione nel corso delle stagioni.
Teolo Arte Natura rappresenta un'occasione per vivere il territorio in modo autentico, unendo il piacere della camminata alla scoperta dell'arte contemporanea. Un'esperienza adatta a tutti, pensata per chi desidera conoscere i Colli Euganei da una prospettiva diversa, lasciandosi guidare dalla curiosità e dal dialogo tra creatività e natura.
Le opere
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Kairos
Inoghi Studio (Sofia Rampon + Leonardo Elia Tommasin)

Kairos rimanda al "momento opportuno", all'attimo decisivo, a quell'istante sospeso in cui si alza lo sguardo, si trattiene il respiro e si aspetta che una scia luminosa incida il cielo.
Andare a vedere le stelle il giorno di San Lorenzo, osservare le Perseidi, non è solo osservare un fenomeno astronomico: è un rito collettivo e intimo insieme, si effettua in comunità, ma si dimena fra i nostri desideri più celati, ardendo interiormente.
È un gesto antico, carico di speranza. Quando una stella cadente attraversa l'oscurità, si esprime un desiderio come se per un secondo il tempo si aprisse e concedesse uno spazio alla possibilità.
Kairos è un'installazione artistica che prende forma dalla costellazione di Perseo, disegno riconoscibile tra gli astri, ma qui differentemente, si traduce in uno spazio tangibile che ne ricalca i punti principali.
L'opera suggerisce che il desiderio non è solo qualcosa da affidare al cielo, ma qualcosa da riconoscere dentro di sé. In quel momento di prossimità, lo spettatore non è più esterno: è costellazione. È parte di un sistema di luce e significato.
E poi arriva il momento di andare via.
Allontanandoti, lasci la figura, diventi tu la stella cadente, non più un punto fisso, ma una traiettoria, una possibilità in movimento.
È qui che Kairos si compie: nell'idea che ognuno possa scegliere cosa fare del proprio desiderio. Può esprimerlo con coscienza, assumendosi la responsabilità di cercare di cambiarne il destino. Oppure può non pronunciarlo, lasciando che la sorte segua il suo corso.
La forma di Perseo richiama le Perseidi, ma l'installazione non vive solo in agosto. È presente tutto l'anno. Diventa così un luogo permanente del desiderio: uno spazio in cui tornare quando si sente il bisogno di fermarsi, scegliere un momento, riconoscere il proprio kairos.
Perché il momento opportuno non è nel cielo: è nell'atto di decidere chi vogliamo essere quando torniamo nel mondo.
E forse, uscendo, capire che la vera stella cadente siamo noi, non qualcosa che cade dal destino, ma qualcosa che può attraversarlo e trasformarlo.
Biografia del collettivo
inoghi studio nasce come collettivo, composto dall'interior e set designer Sofia Rampon e dall'architetto Leonardo Elia Tommasin, a Padova / Vicenza con la volontà di creare uno studio in cui diverse pratiche artistiche, architettoniche e del design si fondono per dar forma ad un'idea, operando a livello nazionale e internazionale. Il risultato di questo processo creativo si traduce in opere che spaziano dall'architettura, al design d'interni, alle installazioni e alle scenografie. L'attenzione per i contesti, le storie, i saperi e i dettagli rendono le opere di inoghi studio coerenti ed attentamente studiate.
Sofia Rampon — Interior/Set designer. Laureata con lode in Interior Design presso l'Università IUAV di Venezia con un'installazione artistica sulle culture pagane dei Mammuthones in Sardegna. Prosegue gli studi incentrandosi sulla scenografia, lavorando a spettacoli teatrali e mostre nel nord Italia, collaborando per diversi anni con lo scenografo Antonio Panzuto. Ha collaborato con diversi studi di architettura tra cui ddba a Venezia e Atelier Federico Bertolo a Vicenza, permettendole di spaziare le sue conoscenze da materie più artistiche e teoriche ad una dettagliata conoscenza delle tecniche costruttive.
Leonardo Elia Tommasin — Architetto. Laureato con lode in Architettura presso l'Università IUAV di Venezia con l'arricchimento accademico dell'Università di Architettura ETSAV di Barcellona, con una tesi sul rapporto tra natura, città, architettura e demolizione, seguita dalla rinomata docente Sara Marini. Prosegue il suo percorso accademico affiancando nell'insegnamento la sua relatrice, ampliando così le sue conoscenze di teoria architettonica e artistica, insieme alla sua passione per l'insegnamento. Da anni inserito nel mondo dell'architettura, ha collaborato con diversi studi di progettazione architettonica tra cui Jimmi Pianezzola, l'architetto Stefano Notarangelo a Vicenza, Studio officina a Schio.
Sito internet: inoghistudio.it
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Rob Van Den Berg

Due masegni in trachite, materiale che ha contribuito nei secoli alla costruzione della città di Venezia, ritornano ai Colli Euganei da cui provengono. Collocate in due punti distinti del cammino, recano la medesima iscrizione, ISOLE UNITE, invitando a stabilire una relazione tra due presenze separate.
Biografia dell'artista
Rob van den Berg (Rotterdam, 1992), vive e lavora a Venezia. Si forma alla Willem de Kooning Academy di Rotterdam (2013), successivamente all'Accademia di Belle Arti di Venezia (2017) e all'Università IUAV di Venezia (2022).
La sua ricerca artistica è un percorso a ritroso lungo i binari del tutto. Parte integrante del suo lavoro è la capacità di abitare i luoghi, di entrare in una sorta di simbiosi atavica con essi, di utilizzare le suggestioni e le sedimentazioni depositatesi come materia tangibile. Le sue opere sono il risultato ultimo di una relazione diacronica con l'ambiente, in grado di donargli nuova memoria; la dimensione temporale prende forma e diviene spazio sensibile.
Sito internet: robvandenberg.art — Instagram: @rob.borg
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Scuola Villa Del Bosco di San Biagio, Teolo

Il villaggio di passaggio non è segnato sulle mappe e potreste ritrovarvici senza saperlo. È un posto accogliente e inclusivo, nidi e tane sono realizzate dall'intreccio di idee, fantasia, rami e muschio. Il villaggio di passaggio è per tutti di passaggio, come chi passeggia in questi sentieri, come gli uccellini che soggiorneranno ma prenderanno il volo, come i rami e le foglie di cui la natura si riapproprierà. Ma mentre c'è, ci si può dare una sbirciata, magari si trova qualche ghiro addormentato, o qualche cinciallegra e passero intenti ad aiutare un amico in difficoltà.
La classe quarta della scuola Villa del Bosco di San Biagio, durante l'anno scolastico, si è imbattuta nell'arte ambientale, tematica che ha affascinato ma anche straniato molto: delle opere d'arte effimere? Un concetto assolutamente nuovo, in contrasto con l'idea di realizzare un'opera delicata, intoccabile, che con sacralità verrà conservata in un museo. Con il bando Arte Natura Teolo ci si è messi alla prova, per passare dalle pagine dei libri alla pratica artistica. Villaggio di passaggio è un'opera corale, realizzata da un gruppo variegato e vivace, formato da 21 giovanissimi artisti e 2 insegnanti.
Cosa lega i bambini al parco? Le passeggiate nel territorio, magari ricordate per aver incontrato di sfuggita qualche animale del bosco. Perché si è tutti di passaggio per quei boschi. Si è deciso di dedicare la proposta proprio a questo: alla fauna del territorio euganeo, in particolare a uccelli e piccoli roditori che vivono nelle zone limitrofe al bosco. Come rendere l'arte un aiuto e non un ostacolo agli abitanti del parco?
Nasce quindi l'idea di realizzare delle casette per gli animali, ma non semplici casette già fatte: nidi e tane da costruire, da zero, con gli stessi materiali che userebbero gli animali, in modo da minimizzare l'impatto estetico e ambientale dell'opera. Rami, rametti, foglie e spago diventano quindi le basi delle abitazioni del villaggio. Ma i bambini precisano: non sono semplici nidi isolati, sono un quartiere, un villaggio, perché se qualcuno ha bisogno ci sarà qualcuno pronto ad aiutarlo. Tutte le tane e i nidi vengono realizzati da più bambini, perché da soli è difficile ideare, creare e intrecciare.
Biografia del collettivo
21 alunni della classe quarta della scuola primaria Villa del Bosco di San Biagio, Teolo (a.s. 2025/2026) insieme alle insegnanti Santimaria Sara (insegnante di arte e immagine con laurea in Arti Visive) e Soldan Morena (insegnante di sostegno con laurea in psicologia).
Coordinatrici del progetto — Santimaria Sara, classe 1996. Dopo una laurea magistrale in Arti visive, lavora come guida turistica e si occupa di didattica museale e proposte per le scuole per una realtà monumentale del territorio. Da qualche anno si dedica all'insegnamento nella scuola primaria. Morena Soldan lavora nell'ambito sociale ed educativo da oltre 20 anni. Negli ultimi 5 anni approda nella scuola primaria dove svolge attività di sostegno educativo-didattico.
Sito internet: non disponibile.
Torna suLabirinto dei Destini Incrociati
Ground Action
Un'azione collettiva e situata. Un gesto di cura e consapevolezza, per la riattivazione delle pratiche di manutenzione dei boschi e delle radure dei Colli Euganei, dove ciò che è residuo o scarto diventa risorsa, attivando un processo condiviso di attenzione e coscienza del territorio di Passo Fiorine.
L'azione raccoglie e rende evidente un presente oggi invisibile. Un luogo notevole in cui si intersecano senza consapevolezza attività, movimenti, stalli, percorsi, dal ritmo secolare e quotidiano. Un punto sorprendente nella geografia dell'Oriente padano, dal quale si scorgono orizzonti lontani, città di pianura, meraviglie tecnologiche e costellazioni inventate. Il labirinto è lì, si ascolta, si sente, ma non si vede.
Al fine di dichiarare la presenza di questo labirinto dai destini incrociati si pratica un'azione di sfalcio collettivo. Una pratica stagionale, ricorrente, un tempo rituale, ma a cui oggi si è tolto significato e importanza. Estratto dall'inconsapevolezza, lo sfalcio viene in questa occasione esplicitato nella sua qualità di attività agricola che produce un effetto sul paesaggio: in tutto e per tutto un atto performativo.
Realizzato chiamando a partecipare in un'azione collettiva persone coinvolte nelle associazioni, nei gruppi di volontariato, nella cura dei luoghi e delle persone locali, esso dà esito a una forma evidente: un'area circolare inaccessibile. Un "campo inverso" che attrae lo sguardo, definisce gli spazi e, rendendolo esplicito, libera l'intorno. La superficie non sfalciata rivela i percorsi di attraversamento di Passo Fiorine e tutti gli accidenti — umani, animali, vegetali, minerali — del sottobosco.
Secondo i principi del performing landscape, l'intervento è simultaneamente processo performativo ed esito installativo. Il paesaggio non viene rappresentato: viene attivato. In questo senso, la manutenzione del bosco si trasforma in atto culturale, e la costruzione temporanea in architettura condivisa: un gesto in cui ecologia, socialità e simbolo si intrecciano.
La pulizia conduce anche alla scoperta e alla raccolta di materiali a "reazione poetica" nel sottobosco e nelle radure limitrofe: reliquie di camminate, frammenti di ricordi, reperti litici, foglie cadute — elementi collocati in una serie di "stazioni", momenti di sosta e curiosità. Non monumenti, ma segni. Presenze che mettono in relazione memoria locale, natura e immaginazione collettiva.
Biografia del collettivo
Ground Action realizza progetti e azioni site-specific nell'ambito dell'arte, del paesaggio, dell'architettura. Si ispira a pratiche collettive e partecipative di modificazione dello spazio. Promuove la manutenzione come forma di progetto, il recupero e il reimpiego come azioni di trasformazione. Ha come obiettivo l'esecuzione diretta e concreta di installazioni, interventi performativi, comportamenti virtuosi. I suoi lavori sono stati selezionati per le sezioni ufficiali della Biennale di Architettura di Venezia, della Biennale del Design di Lubiana, della Triennale di Lisbona e Manifesta.
Sito internet: groundaction.eu — Instagram: @groundaction
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Ambra Grassi
Il progetto artistico "Io sono" si configura come un percorso immaginifico lungo il sentiero del Passo delle Fiorine, muovendosi nello spazio liminale in cui geologia e contemplazione si fondono. Ispirato alla millenaria tradizione eremitica dei Colli Euganei, l'intervento si articola in tre tappe visive che ricalcano le fasi del ritiro ascetico e l'iconografia dei Tarocchi, intesi come viaggio evolutivo dell'uomo.
La prima stazione evoca l'inizio del viaggio: qui la figura dell'Eremita si sovrappone a quella del Matto, simbolo dell'innocenza e del salto nel vuoto necessario per intraprendere la ricerca interiore. La seconda tappa celebra l'arrivo alla sorgente, intesa sia come la storica fonte della grotta di Santa Felicita, che come rappresentazione del divino; l'atto del fluire si lega alla memoria archetipica di Reitia, dea paleoveneta dell'acqua. Il sito finale coincide con l'ingresso nella grotta, dove il silenzio interno si traduce nell'astrazione di un punto rotondo che racchiude il Mondo: un microcosmo geometrico di matrice taoista in cui il tutto e il nulla si specchiano.
Il focus dell'opera risiede nella trasformazione interiore: come la genesi vulcanica dei Colli Euganei ha trovato nell'acqua l'elemento di raffreddamento e modellazione, così l'ascesi agisce sulla coscienza tramite uno stillicidio metodico, una goccia costante di disciplina che, con delicatezza e lentezza, plasma la pietra dello spirito. Il titolo stesso, "Io sono", affonda le radici nelle antiche "iscrizioni parlanti" conservate al Museo Nazionale Atestino, dove i cippi funerari dei Veneti Antichi prendevano la parola in prima persona ("ego..."), trasformando il cammino in un fertile idillio tra arte, natura e autoconoscenza.
Biografia dell'artista
Ambra Grassi (1995, Gorizia) è un'artista transdisciplinare italiana, la sua pratica manifesta il potere dell'arte come mezzo di crescita spirituale e contatto con l'invisibile. Si laurea in Grafica d'Arte all'ABA Venezia e in Editoria d'Arte all'ABA Lecce. Vive e lavora in vari luoghi seguendo una pratica nomade.
Il suo lavoro è stato esposto in diversi contesti istituzionali e sperimentali come Lecce Artweek (2026), TerzoSpazio ZolfoRosso, Venezia (2026), Fondation Fiminco, Parigi (2025), Hotel de Ville, Taranto (2024), Centro Culturale S. Gaetano, Padova (2024). Partecipa a diverse residenze come Fondation Fiminco (2025), MAC Studi d'Artista, Padova (2024), Materia Prima, Pisa (2024), Pangrel, Palermo (2019); lavora inoltre attraverso workshop e incontri come "Cena Fantastica" (IUNO, Roma, 2025) e "Kitchen Lito" (P.I.A. Art School, Lecce, 2022).
Sito internet: non disponibile — Instagram: @gipsyember
Torna suRicoprire d'Erba il Corpo
Arianna Pace
Una pavimentazione scultorea trascende la funzione estetica per farsi vero e proprio corpo ospitante; un organismo vivo capace di dialogare con l'ambiente circostante, attende di essere attraversato e abitato. La scelta della terracotta non smaltata non è casuale: grazie alla sua naturale porosità, essa simula la capacità delle rocce sedimentarie di trattenere umidità e spore, rievocando quel fango marino primordiale che oggi costituisce il nutrimento vitale dei Colli Euganei.
Sulla superficie, la materia si muove e si deforma. Piccoli elementi scultorei emergono dal piano orizzontale come "corpi discordanti", elementi verticali e irregolari spezzano la linearità del percorso, offrendo al contempo rifugio alla micro-fauna locale. All'interno di questi rilievi si aprono infatti nicchie, fori e cavità pensate per accogliere insetti o piccoli artropodi, trasformando l'opera in un rifugio per la biodiversità.
La pavimentazione si frammenta ulteriormente lasciando spazi interstiziali dove l'accumulo spontaneo di terra permette la nascita di formazioni erbose. Con il passare delle stagioni, la porosità della terracotta invita muschi e licheni a colonizzarla. L'opera continuerà a trasformarsi interagendo con l'ambiente: proprio come l'acqua ha levigato i Colli mettendo a nudo la loro anima vulcanica, così il tempo e gli agenti atmosferici ne muteranno l'aspetto e il colore, favorendo lo sviluppo di patine e funghi fino a tramutare una struttura rigida in un organismo geobotanico.
Biografia dell'artista
Arianna Pace (Pesaro, 1995). Nel 2020 consegue il diploma di secondo livello in Pittura Contemporanea, presso l'Accademia di Belle Arti di Urbino. La sua pratica artistica rispecchia il processo percettivo di appartenenza al paesaggio. L'osservazione che l'artista opera sugli strati del tempo terrestre rivela forme di vita che hanno lasciato una traccia preziosa. Cerca di trasformare la cura della memoria materiale e dello studio scientifico in una forma di sopravvivenza che condivide con chi partecipa del suo lavoro. È stata selezionata per diverse residenze artistiche, progetti, mostre ed ha ricevuto riconoscimenti e menzioni speciali, nell'ambito di premi nazionali ed internazionali.
Sito internet: ariannapace.com — Instagram: @arianna_pace__
Torna suSonocolo
Mauro Diciocia
Sebbene il nome e la forma suggeriscano una sorta di parentela con gli intonarumori futuristi, Sonocolo è pensato come una macchina deputata a compiere il gesto opposto: un oggetto pesante, quasi primitivo, un pezzo di legno che non impone nulla al mondo sonoro ma invita invece ad aprire uno spazio di relazione con i suoni già presenti.
Le riflessioni di Henry David Thoreau sulle infrastrutture di comunicazione del XIX secolo hanno informato la matrice di questo intervento: in alcuni dei suoi scritti, Thoreau osserva come i fili del telegrafo, oltre a trasmettere messaggi tra postazioni distanti, rendessero percepibili fenomeni atmosferici e vibrazioni del paesaggio. Questa semplice osservazione ha suggerito l'idea di una tecnologia minima capace di funzionare non solo come mezzo di comunicazione tra umani, ma come strumento di connessione con il più-che-umano.
Un pretesto per mettersi in ascolto, insomma, in cui l'oggetto, sottratto alla logica della funzione, apre uno spazio di immaginazione e attenzione, in cui l'ascolto è mediato tanto dall'agentività della materia di cui il dispositivo è fatto, quanto dalla postura percettiva di chi tende l'orecchio.
In sostanza, Sonocolo è una macchina costruita per fare una cosa che forse dovremmo già saper fare: ascoltare nell'accezione di situarsi, orientare il corpo, concedere tempo, esporsi a qualcosa che esiste al di fuori di noi. L'invito è a confrontarsi con una pratica di ascolto interstiziale, che non cerchi di catturare il paesaggio, ma di sostare dentro la sua presenza, attraverso un dispositivo che non promette efficienza, ma incoraggia a interrompere un'abitudine percettiva.
In questo senso l'opera dialoga con le macchine inutili di Munari, gli oggetti introvabili di Carelman, le bachelor machines di Duchamp e Picabia, o con uno dei congegni auto-distruttivi di Jean Tinguely, ma in slow-motion — un rallentare che apre a una trasformazione laterale: un misuse accidentale che con buone probabilità riqualificherà l'oggetto in rifugio per piccoli roditori durante l'inverno, o ancoraggio per un vespaio, prima di restituire al bosco il legno cui il dispositivo è stato assemblato.
Questa sua apparente inutilità non è dunque una reale mancanza di funzione, ma una sospensione della centralità dell'uso umano che apre a una diversa ecologia dell'oggetto: un assemblaggio temporaneo in cui materia, ambiente, agentività e percezione umana si co-implicano senza gerarchia, producendo un'esperienza che non appartiene esclusivamente a chi ascolta, ma all'intero campo di relazioni degli ecosistemi che l'oggetto abita.
Biografia dell'artista
Mauro Diciocia (Modena, 1981) è artista sonoro e ricercatore indipendente. Ascolta, registra, dimentica, esplorando le relazioni tra suono e spazio, linguaggi e narrative, attraverso pratiche di ascolto condivise, sound art e soundscape composition. Si è esibito estensivamente in Europa come solo performer, e ha collaborato con diversi tra artisti visivi e filmmaker.
È stato co-fondatore e curatore di Aaltra, piattaforma culturale dedicata ai linguaggi sonori avventurosi. Per MA/IN Festival ha curato "archipelago", rassegna di pratiche musicali post-digitali. Ha contribuito come performer e docente a M.ar.e. Acousmonium, maturando esperienza sui maggiori sistemi di diffusione multicanale europei, tra cui Motus, GRM Acousmonium e Audior. Tra il 2021 e il 2024 ha lavorato presso Kora – Centro del Contemporaneo, assistendo e collaborando con molti degli artisti ospitati in residenza.
La sua ricerca esplora il suono come forma di conoscenza e relazione, declinando l'ascolto come gesto estetico e politico, capace di ridefinire i confini tra umano, ambiente e tecnologia. Nei suoi lavori più recenti, l'esperienza dell'ascolto diventa un atto di attraversamento — un modo per abitare spazi instabili, per riconoscere la vulnerabilità dei paesaggi e per riscoprire, nella loro materialità acustica, un dialogo possibile tra realtà e percezione.
Sito internet: soundcloud.com/maurodiciocia — Instagram: @occhiosordo
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Aurora Destro e Ida Harm
Aquae è un dittico costituito da due interventi in dialogo, nel quale si intrecciano i temi della necessità della cura intra-specie in un nuovo paradigma collaborativo e l'invito a riconsiderare la nostra visione antropocentrica come molto limitata. L'opera vuole riconoscere il diritto fondamentale di accesso all'acqua a soggetti animali (e vegetali) che abitano queste colline, ricordando alla nostra società cosa sta perdendo, cosa sta mutando sotto ai propri occhi e cosa c'è da fare.
Una cascata d'acqua riportante un messaggio in braille discende il sentiero roccioso che connette il Santuario del Monte della Madonna e il punto panoramico dell'ex rampa deltaplani. Pur essendo la nostra una società che si basa primariamente sul senso della vista, essa rimane cieca rispetto alle proprie responsabilità sul piano del depauperamento ambientale: per questo l'opera si rivolge ai più ciechi fra i ciechi, cioè coloro che non vogliono vedere. Il braille tocca il tema dell'acqua richiamando nomi e toponomastica riferita ai corsi d'acqua e alle sue varie forme.
Il punto panoramico dell'ex rampa deltaplani è un luogo naturale con grande forza teatrale. La sua componente contemplativa è amplificata dalla disposizione centrica di massi di trachite euganea: ogni masso ha scavata una conchetta che con la pioggia si riempie d'acqua, diventando abbeveratoio per le diverse specie di animali — un gesto di offerta e cura che indaga il tema artistico con una prospettiva interspecista ed ecosistemica.
Biografia del collettivo
Aurora Destro lavora nel campo dell'arte pubblica e del paesaggio. La sua ricerca indaga la componente effimera dello spazio e la sua intrinseca connessione con il tempo, il paesaggio e il corpo. Dal 2016 realizza installazioni site-specific temporanee e permanenti, sviluppate per istituzioni culturali in Europa e nel Regno Unito, esplorando gli spazi nella loro componente rituale e in stretta relazione con l'ambiente, i cicli naturali e celesti, la biofilia.
Ida Harm è un'artista visiva con una formazione accademica legata alla pedagogia e all'antropologia. Incentra la sua ricerca espressiva sul legame profondo e ancestrale tra l'essere umano e l'ambiente. Si muove fra installazioni, pittura e fotografia creando opere che uniscono arte, natura e scienza in una logica di dialogo intra-specie, con un percorso ultraventennale in Europa che l'ha portata a esporre in spazi come Arte Sella, Kunst Haus Meran, Orto Botanico Trauttmansdorff Gardens e l'Orto Botanico di Padova.
Per Teolo Arte Natura, Aurora e Ida presentano per la prima volta un lavoro congiunto.
Aurora — Sito: auroradestro.com · Instagram: @auroradestroy
Ida — Sito: idaharm.com · Instagram: @ida_harm